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UNIVERSO DISTORTO

Idea: 4/5 Trama: 3/5 Stile: 3/5

Titolo Originale: MISSILE GAP
Autore: Charles Stross
Anno: 2006
Genere: FS Metafisica / Speculativa
Edizione: DelosBooks – Odissea n.25

 

Commento:
Una terra in piena Guerra Fredda viene “appiattita” e trasportata misteriosamente su un lontano anello artificiale orbitante attorno ad un sole sconosciuto, banco di esperimenti di misteriose entità superiori. Romanzo breve interessante, con alcuni spunti originali che pongono inquietanti domande sulla sorte dell’uomo nell’universo e la fatalità del suo destino.

Trama (attenzione spoiler!):
In piena guerra fredda, la Terra è stata interamente trasportata in un'altra Galassia e la sua superficie è stata “stirata” in due dimensioni su un enorme anello che ruota intorno ad una stella. Il responsabile è sconosciuto così come le sue motivazioni. Stati Uniti e URSS continuano la guerra fredda ma la nuova configurazione, a causa del diverso campo gravitazionale prodotto dall’anello, impedisce il lancio di missili balistici e il volo nello spazio. Le due superpotenze iniziano l’esplorazione dei nuovi continenti che si celano nell’anello. Gli inviati Sovietici scoprono una nuova America, in cui ritrovano ruderi di città statunitensi prodotti inequivocabilmente da esplosioni nucleari mentre gli inviati Statunitensi scoprono una razza di pseudo termiti, dotate di straordinaria intelligenza. Inseriti negli organismi segreti del governo Americano. due inviati di una misteriosa civiltà aliena, di tipo mente-alveare, riescono a provocare la guerra nucleare tra le due superpotenze, ripercorrendo così ciò che è già stato scoperto dai Russi: un destino che sembra sia destinato a ripetersi ancora ogni qualvolta l’umanità arrivi di nuovo sul disco..

Citazione:

[1] ”Supponiamo che ci sia una razza aliena là fuori. Più di una. Sapete già delle copie multiple della Terra. Disabitate. Siamo già stati qui. Ora, vediamo… supponiamo che gli alieni non siano come noi. Alcuni siano riconoscibili, dei primati che vivono in tribù e usano attrezzi di metallo, oppure gruppi omogenei che abitano sul fondo del mare e comunicano attraverso gli ultrasuoni. Ma altri, la maggior parte, siano insetti sociali che utilizzano un’ingegneria biologica straordinariamente avanzata per costruire tutto ciò che serve loro. Ci siano prove che abbiano colonizzato alcune delle Terre disabitate. Siano aggressivi, territoriali e così diversi che… beh in primo luogo noi pensiamo che non abbiano delle menti coscienti se non quando ne hanno bisogno. Siano in grado di controllare il loro codice genetico in modo da costruire organismi viventi fatti appositamente per svolgere il compito per cui sono stati creati.
[…] 
La voce più diffusa è che il disco sia stato costruito dagli agenti che si stanno adoperando in una ristrutturazione della galassia per ospitare i loro, ah… esperimenti ontologici. Per osservare il loro passato più lontano, prima che diventassero qualunque cosa essi siano adesso, e per decidere se il sentiero da cui sono sbucati sia inevitabile oppure soltanto un risultato poco probabile.

[2] Credono ancora che l’universo appartenga alla loro specie, quella dei primati sociali – ma non eusociali – dal cranio chiuso. Brundle e Gregor lo sanno bene. Sono operai di un ordine più alto, fatti appositamente per uno scopo, e per quanto sembrino umani lo sono molto meno di quanto appaia. Anche Gagarin potrebbe forse azzardar ipotesi più vicine alla realtà, essendo un individualista intrappolato negli ingranaggi di un’utopia politica tipo alveare. Le termiti del New Iowa e di uno stuolo di altri continenti sopra quel disco in pieno stile Galapagos non sono il futuro, ma sono un’approssimazione più alta di qualsiasi cosa l’uomo abbia ottenuto, anche quelle comunità planetarie che hanno modificato i loro genomi per attuare con successo delle vere società eusociali. Le menti alveare non sono inclini agli errori antropici.
[…]
La sua prossima replica nascerà già consapevole di quasi tutto: la lotta per il contenimento di quei fastidiosi primati, difficili da addomesticare, con quel loro insistito individualismo paranoide, il dispiacere di dover mettere a tacere in modo capillare i pochi illuminati tra di loro, come Sagan…
Gli umani non sono utili. Il futuro appartiene alle intelligenze di gruppo, alle menti alveare. Anche le simil-termiti aborigene possono dare un contributo maggiore, e perfino Gregor, con i suoi teratomi e la penuria di arti, può fare più della maggioranza. La cultura che lo ha inviato, insieme ad un milione di altri infiltrati antropomorfi, lo capisce bene: la sua ricompensa sarà la trasmissione della sua memoria e il suo genoma e memeoma saranno conservati dal collettivo dopo che avrà sistematicamente eliminato ancora un’altra eruzione di umanità. 
[…]
Lontano da qualche altra parte del disco, il gioco della scimmia e della formica prosegue; ma in questo luogo e istante la questione è stata risolta. E non ci sono vincitori umani.