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TUTTI A ZANZIBAR

Idea: 5/5 Trama: 5/5 Stile: 5/5

Titolo Originale: STAND ON ZANZIBAR
Autore: John Brunner
Anno: 1968
Genere: FS Sociologica
Edizione: Editrice Nord – Cosmo Oro – I Classici della Fantascienza n.97

 

Commento:
L’opera, monumentale (quasi 600 pagine), è un potente romanzo distopico che focalizza la sua attenzione sulle conseguenze psicologiche, sociali, politiche, di costume del fenomeno della sovrappopolazione. Il titolo dell’opera, come si legge nelle pagine iniziali, è ricavato dalla notizia, immaginata da Brunner, che “assegnando ad ogni femmina, maschio e pupetto uno spazio di trenta per sessanta centimetri, potremmo star piantati tutti quanti sui milleseicentocinquantotto chilometri quadrati di superficie dell’isola di Zanzibar”. Questo calcolo verrà citato altre due volte nel testo, aggiornato con l’aumento della popolazione mondiale parallelo al progredire delle vicende narrate.
Lo scenario principale dell’opera sono gli Stati Uniti del 2010. La sovrappopolazione ha causato un netto incremento del costo della casa, modificando gli standard abitativi e riducendo le dimensioni delle abitazioni che una famiglia può permettersi. Anche ai livelli più alti della società, single coabitano per ridurre i costi mentre le sfinfie, ragazze senza casa, passano da un uomo all’altro per avere un luogo in cui vivere, in una sorta di giro di prostituzione legalizzato. Per legge è vietato avere più di due figli mentre leggi eugenetiche sempre più severe impediscono di procreare ad un numero crescente di individui. Se da un lato l’avere figli è considerato una sorta di privilegio, dall’altro aumenta il sentimento di intolleranza generale anche nei confronti della prole altrui. Nel mentre, gli ammoccatori, individui che in un raptus di follia commettono stragi, aumentano ogni anno così come il consumo di sostanze stupefacenti. Anche la Chiesa Cattolica si è piegata al problema della sovrappopolazione, avvallando la contraccezione; un gruppo di oltranzisti, i Cattolici Veri, ha rifiutato la cosa dando vita ad uno scisma ed eleggendo un proprio antipapa, di nome Eglantine, con sede a Madrid.
Sul piano internazionale, scaramucce tra Stati Uniti e Cina avvengono quotidianamente nel Pacifico, dove parte delle Filippine è entrata a far parte degli USA come cinquantatreesimo stato col nome di “Isola”. Per questo motivo, il potere statale si è concentrato nella costa occidentale, zona soggetta anche ai continui attentati terroristici cinesi, mentre la costa orientale è ormai in mano al potere delle grandi multinazionali.
In questo scenario, dove entrano in gioco numerose altre variabili, quali un cervello elettronico che ha forse raggiunto l'autocoscienza e una misteriosa etnia africana che sembra possedere il segreto della pace, seguiamo le vicende di due giovani protagonisti, Norman House e Donald Hogan, le cui vite vengono travolte, rispettivamente in senso positivo e negativo, dai destini che li attendono a due capi del mondo agli antipodi.
Il romanzo è costruito in maniera innovativa con brevi capitoli, di quattro tipologie differenti. Nei brani della Sequenza seguiamo il filone principale dell’opera dedicato ai due protagonisti, nei Primi Piani vengono narrate le vicende di numerosi personaggi di secondo piano, il Contesto contiene brani di discorsi o di libri atti a fornire una sintesi e un’analisi della realtà atropo-geografica, politico-storica e socio-economica in cui la vicenda è immersa mentre Ultimissime sono collage di notizie frammentarie, slogan politici o pubblicitari che forniscono una percezione della realtà simile a quella che si può ottenere dalla lettura di un quotidiano o dalla visione di un telegiornale.
Opera straordinaria, Tutti a Zanzibar possiede una trama avvincente, non scontata, con una carrellata di personaggi ben costruiti e mai banali. Il romanzo è un’immane visione futuristica realizzata su contenuti ed estrapolazioni solide, pennellata con una ricchezza di particolari, con una maniacale attenzione anche nei dettagli apparentemente più insignificanti, che solo la varietà espressiva impiegata (alla narrazione sono affiancati collage, versi liberi, rime, parodie di canzoni popolari e molto altro ancora) può permettere. Una lettura, in poche parole, da cui ogni amante della fantascienza non può prescindere.

Trama (attenzione spoiler!):
I due protagonisti principali del romanzo sono due coinquilini di New York. Donald Hogan è uno studioso che in realtà fa parte dei servizi segreti mentre Norman House è un brillante dirigente di colore della GT, la General Technics, una delle più grandi multinazionali degli Stati Uniti, che, a soli 26 anni, sfruttando la sua posizione di Afram (afroamericano), ricopre già la carica di “vice-president”. La loro tranquilla e monotona vita viene in pochi giorni radicalmente cambiata.
Donald Hogan viene richiamato in servizio attivo dall’esercito per una missione in Yakatang, uno stato asiatico dove vige una dittatura militare, non gradita agli Stati Uniti, che ha annunciato l’inizio di un piano di ottimizzazione genetica in grado di dotare ogni futuro nascituro di capacità e poteri quasi “superumani”. Hogan subisce il processo di “ampificazione” che lo rende un perfetto killer; la sua missione consiste nel trovare prove che possano dimostrare la falsità dei proclami del governo dello Yakatang che permetterebbero poi, sfruttando la conseguente rabbia popolare, di rovesciare l’attuale dittatura e portare al governo esponenti più vicini agli Stati Uniti. Con una copertura da reporter giornalistico Hogan entra nello Yakatang. Durante una visita all’università in cui lavora Sugaiguntung, il più grande scienziato di “tettogenetica” le cui conoscenze dovrebbero permettere il piano annunciato, salva il professore medesimo da un ammoccatore. Riesce così ad ottenere un colloquio riservato con lo scienziato che, in prima istanza, definisce bugiarde le promesse del suo governo ed esprime il desiderio di poter fuggire dalla dittatura. Donald riesce a far fuggire lo scienziato; ambedue si rifugiano per alcuni giorni presso una base dei ribelli dove però il professore inizia a esprimere i primi dubbi sulla sua decisione. Ignorandoli, Donald e i ribelli decidono comunque di procedere nel piano che prevede Donald e il professore salire a bordo di un sottomarino diretto verso gli Stati Uniti. Durante l’operazione Sugaiguntung, risvegliandosi dai narcotici, si ribella e finisce per essere ucciso dallo stesso Donald.
Norman House viene invece coinvolto nel gigantesco progetto Beninia. La Beninia è una ex colonia inglese, incastrata tra due potenti vicini: la RUNG (l’unione formata da Nigeria e Ghana) e la Dahomalia (l’unione formata da Benin, Alto Volta e Mali). Il suo presidente Zadkiel F. Obomi, ormai prossimo alla morte, ha affidato al suo amico Elihu Masters, ambasciatore degli Stati Uniti presso la Beninia, il compito di trovare una soluzione che conservi la pace del paese: alla morte del Presidente infatti la Beninia rischia di venire coinvolta in un conflitto tra i due potenti vicini. Masters propone quindi alla GT un enorme piano di scambio: in cambio dell’assistenza della GT nell’educazione di personale adeguato in tutti i campi e nella costruzione di infrastrutture, la Beninia concederebbe alla GT lo sfruttamento delle sue, ancora intatte, risorse naturali. La Benina cela in sé un’anomalia profonda: la sua popolazione originaria, gli Shinka, non conpiscono guerra o violenza, nella loro lingua il termine “rabbia” è sinonimo di “pazzia”, nonostante la povertà diffusa e il degrado non esistono ammoccatori, anche l’omicidio è pressoché sconosciuto! E, ancora più incredibile, qualsiasi altra popolazione che, nel corso della storia, è venuta a contatto con gli Shinka è stata assorbita pacificamente indipendentemente da quanto “agguerriti” fossero i loro propositi… Queste contraddizioni che fanno della Benina un’anomalia mondiale mandano in crisi anche Shalmaneser, il supercomputer della GT che, in primo istante rifiuta di accettare come veritiere quelle informazioni. Norman, rientrato immediatamente dalla Beninia a New York per risolvere il problema, decide di rivolgersi a Chad Mulligan, il più grande sociologo contemporaneo, che ha conosciuto accidentalmente alcuni mesi prima e che ha accettato di vivere nella casa di Norman mentre questi era all’estero. Mulligan risolve il problema che blocca Shalmanaser inserendo tra i dati anche l’esistenza di una forza misteriosa, ancora non identificata, che fa agire la popolazione della Beninia in maniera così singolare. Il piano Beninia ha così inizio; vi si reca anche Mulligan allo scopo di rintracciare questa forza misteriosa che viene poi identificata in una mutazione genetica che fa sì che gli Shinka emettano una secrezione che costituisce un antidoto per la reazione all’aggressione territoriale, una specie di tranquillante.
Nel finale dell’opera Donald, che nel frattempo era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico militare per le conseguenza dell’ampificazione e delle uccisioni che aveva dovuto perpetrare durante la missione, si ritrova con Norman proprio quando Mulligan dà l’annuncio della scoperta. Mulligan immagina che quella mutazione possa essere “imposta” ad ogni futuro nascituro, ricordando l’ambizioso programma dello Yakatang, ignorando però la morte di  Sugaiguntung che, come altri presenti gli dicono, aveva in realtà riconosciuto l’impossibilità di quanto promesso dal suo governo. Qui interviene Donald che, prima di essere narcotizzato dal militare addetto alla sua sorveglianza, confessa di essere stato lui l’uccisore dello scienziato e come, in realtà, il professore fosse convinto che il piano di ottimizzazione potesse essere realizzato.

Citazione:

[1] Il difficile l’abbiamo fatto ieri. L’impossibile lo stiamo facendo in questo istante. – Motto della General Technics, versione attuale

[2] E, per finire, la rubrica Piccole Consolazioni. Un rompicacciaballe ha testè calcolato che, assegnando ad ogni femmina, maschio e pupetto uno spazio di trenta per sessanta centimetri, potremmo star piantati tutti quanti sui milleseicentocinquantotto chilometri quadrati di superficie dell’isola di Zanzibar. Oggi tre maggio duemiladieci a presto rivederci!

[3] E’ vero che tu non sei uno schiavo. Sei conciato molto, ma molto peggio. Sei un animale predatore imprigionato in una gabbia le cui sbarre non sono oggetti fissi e concreti, che puoi mordere o contro i quali puoi sbattere la testa fino a stordirti e cessare di preoccuparti. No: quelle sbarre sono costituite da membri concorrenti della tua stessa specie, in media intelligenti quanto te, in continuo spostamento così che non puoi bloccali, pronti a capitarti fra i piedi senza il minimo preavviso – i quali scombussolano talmente il tuo ambiente personale da indurti ad afferrare un’arma da fuoco o un’ascia, e farti ammoccatore (ecco, in essenza, perché tanti lo diventano).
Ce ne sono più di quanto ce ne siamo mai stato in precedenza… E tu sei cresciuto contando su un po’ di privacy per allentare la pressione ogni tanto, mentre quella intimità di vita privata diventa sempre più costosa, così che anche uomini d’affari ben remunerati trovano normale coabitare, per godere di agi ai quali i loro emolumenti non arriverebbero, quali delle stanze abbastanza grandi per contenere, oltre a loro, anche i loro oggetti personali…
(Da Tu come Bestia, di Chad C. Mulligan)

[4] Intanto, laggiù sul pianeta Terra, non sarebbe più possibile far stare tutti in piedi sull’isola di Zanzibar senza che alcuni debbano essere già in mare fin oltre le caviglie.

[5] (ESPLOSIONE DEMOGRAFICA Caso unico nell’avventura umana, accaduto ieri, ma che tutti dicono che accadrà domani.- Dal Lessico della Deliquescenza, di Chad C. Mulligan)

[6] (LOGICA Il principio che governa l’intendimento umano. Si può dedurne la natura osservando le due proposizioni seguenti, entrambe ritenute vere dagli esseri umani e spesso dalla medesima persona: “Non posso quindi non devi” e “Io posso ma tu non devi”. – Dal Lessico della Deliquescenza, di Chad C. Mulligan)

[7] Nonostante quanto precede, decine di migliaia d’individui della razza umana sarebbero ormai nell’acqua fino al ginocchio tutto intorno a Zanzibar.