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LA SCUOLA DEI DISOCCUPATI

Idea: 4/5 Trama: 2/5 Stile: 3/5

 

Titolo Originale: SCHULE DER ARBEITSLOSEN
Autore: Jochim Zelter
Anno: 2006
Genere: FS Sociologica
Edizione: Isbn Edizioni – Vinili n.1

 

 

Commento:
Il romanzo è ambientato in Germania, in un futuristico 2016 dove, con il mercato del lavoro saturo, i disoccupati hanno raggiunto la cifra di dieci milioni. Per cercare di risolvere il problema, l'Agenzia Federale del Lavoro apre degli specifici campus di istruzione, tra cui Sphericon, in cui è ambientato quasi l'intero romanzo. Per un trimestre, i disoccupati che accettano di partecipare sono sottoposti ad un training intensivo che mira a fare di loro dei "professionisti della candidatura", ottenendo al termine del corso un "Certificate of Professional Application".
Non sono le inclinazioni o le competenze di ciascuno infatti il centro dell'attenzione; anzi, esse sono del tutto irrilevanti. A fianco dell'immancabile Business English, che gli istruttori intervallano al tedesco, la lingua nativa degli studenti, le materie importanti sono "Teoria e Pratica della Candidatura" oppure "Elaborazione Biografica". Gli studenti devono imparare a scrivere dei curriculum vita attraenti, che possano avere successo nella lotta per la conquista del posto di lavoro. L'aderenza alla realtà del CV è totalmente irrilevante: esso, sostiene un istruttore di Sphericon, non è che una rappresentazione, come davanti ad un quadro nessuno si chiede se esso corrisponda alla realtà ma soltanto se sia bello, attraente.
Ogni tipo di mezzo è accettato, gli studenti vengono persino invitati a trovare opportunità nei necrologi, cercando di occupare il posto lasciato vacante. Nei rari momenti di tempo libero, gli studenti giocano a "Job Attack" dove, online, simulano la guerra vera e propria per cercare o impossessarsi del posto di lavoro dell'avversario. "Job Quest" è invece l'unica trasmissione TV trasmessa, un reality i cui partecipanti, allo stesso modo, devono con ogni mezzo trovare lavoro.
Gli studenti vivono in camerate promiscue, consumano vari cibi precotti distribuiti dalla mensa, che possono comprare con una sorta di reddito settimanale che dipende dalla valutazione dell'istruttore del gruppo. Delle suite sono a disposizione per le coppie che lo desiderano; questi rapporti occasionali sono permessi, anzi raccomandati, e sostenuti, dall'organizzazione dato che le statistiche dimostrano come il successo nel trovare un partner sessuale sia correlato positivamente alla capacità di trovare lavoro.
Difficile parlare di protagonisti in quest'opera, dato che il lettore non si trova di fronte ad un vero e proprio intreccio, bensì, più ad una carrellata di scene, immagini che, una dopo l'altra, danno il quadro della vita dentro Sphericon. Due sono comunque gli studenti che assumono un ruolo più importante nella narrazione: Karla Meier, una timida fioraia, e Roland Bergmann, un mite biologo. Alla fine del trimestre di corso, due destini ben diversi li attendono. Il finale è inquietante, soprattutto se abbinato alla storia del paese di ambientazione, la Germania, e alla capacità, citata più di una volta, delle autorità di "combattere" il numero dei disoccupati.
Lo stile dell'opera è asciutto, avaro di descrizioni, rapido, immediato, quasi scarno, esattamente in linea con la natura di Sphericon, con la mentalità moderna che il romanzo ritrae perfettamente, portandola all'estremo. E' una rappresentazione grottesca del culto dell'essere "vincenti", del trionfo del materialismo assoluto, dell'apparire sull'essere, dove competenze, inclinazioni non contano nulla di fronte alla capacità di vendersi, dove la natura intima dell'uomo non conta più nulla.
Come accennato, l'opera non possiede una vera e propria trama tradizionale e anche il finale, anche se dotato di una ben congegnata nota sinistra, è tutto sommato abbastanza debole; il rischio è che la lettura termini con un senso di incompiutezza, rischio alimentato anche dalla lunghezza limitata accoppiata ad un ritmo sempre elevato, senza pause. Geniale è però l'impostazione di fondo, l'ironia grottesca con cui l'autore tratteggia la scuola e i suoi istruttori; quel parlare, rigorosamente in inglese, di pseudo-competenze vuote e prive di reale contenuto.
In conclusione, un romanzo sicuramente interessante, da divorare in poco tempo; una lettura allo stesso tempo facile, leggera ma illuminante nella sua macabra descrizione della realtà lavorativa moderna. Peccato per un intreccio che, con un po' più di lavoro, avrebbe forse potuto dare vita ad un'opera di fantascienza sociologica veramente di alto livello.

Citazione:

[1] Un disoccupato non è un uomo senza lavoro. Al contrario. E' un uomo con un lavoro impareggiabilmente difficile, quello di cercare lavoro. La forma più ambiziosa di lavoro. Forse addirittura la sua manifestazione più alta e completa. Ricerca del lavoro è un modo di dire ingannevole. Lavoro di ricerca è l'espressione corretta. [...] Quindi, ogni mezzo è lecito per cercare lavoro. Non solo lecito, in ultima istanza, necessario. Qualsiasi via, pensabile e impensabile, traversa, laterale o straordinaria. Qualsiasi finzione o astuzia. Meticolosità e perseveranza. Arti retoriche e talento per la recitazione.

[2] A rigore, SPHERICON non prevede tempo libero, solo tempo. [...] Tempo per progetti di vita originali. Tempo per bozze autobiografiche. Tempo per correzioni. Tempo per un permanente lavoro di candidatura.

[3] Il nulla di una vita è sempre perdonabile, ma solo nella vita reale, non in un curriculum vitae. Non in un curriculum vitae!

[4] I curricula sono progetti di vita, rappresentazioni di vita. Nessuno, di fronte ad un quadro, si domanda se coincida o meno con la realtà. [...] I curricula sono fittizi. [...] Nient'altro che montature!

[5] Work is freedom. Freedom is work.