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L'OCCHIO DEL PURGATORIO

Idea: 4/5 Trama: 3/5 Stile: 4/5

Titolo Originale: L'OEIL DU PURGATOIRE
Autore: Jacques Spitz
Anno: 1945
Genere: FS Metafisica / Speculativa
Edizione: Mondadori – Urania Collezione n.105

 

Commento:
Il romanzo ha per protagonista una tra le figure più classiche che esistano: il pittore scapestrato, convinto del proprio genio e del proprio talento, che vivacchia con fortuna alterna e poco denaro. Un incontro casuale con uno strano personaggio, un geniale scienziato dai tratti malefici di nome Dagerloff, strappa però il nostro artista, Jean Poldonsky, alla routine della vita quotidiana per portarlo ove nessun uomo è mai stato prima. Dagerloff ha infatti scoperto un modo per letteralmente "vedere il futuro" e decide di utilizzare il povero pittore come cavia. Jean si ritroverà proiettato giorni, anni, millenni avanti nel futuro: dapprima soltanto uomini e cose gli appariranno come cadaveri, scheletri, oggetti in via di disfacimento... poi saranno l'intera Terra, anzi, l'intero universo a inscenare la propria morte di fronte agli occhi del pittore.
Romanzo che cattura per l'originalità e la genialità dell'idea di fondo; le tinte fosche e pessimiste sono a tratti schiarite dalla vena ironica dell'autore. Restano impresse le scene quasi splatter, da horror puro, in cui Poldonsky descrive un mondo abitato da cadaveri ambulanti, zombie in decomposizione... il tutto a ricordare il destino ineluttabile che attende ciascuno di noi e verso il quale ogni divisione di razza, genere, classe sociale viene meno nello stesso modo in cui i ricchi vestiti, gli ori, i trucchi sono ormai invisibili agli occhi del pittore.
L'opera, interamente interamente narrata dal punto di vista del protagonista, procede a ritmo serrato, trascinando il lettore nell'abisso interiore di Jean che si ingigantisce divorando l'intera coscienza del pittore mano a mano che l'universo di fronte ai suoi occhi si sgretola. In conclusione una lettura sicuramente interessante e che rimarrà impressa per sempre.

Trama (attenzione spoiler!):
Il protagonista, Jean Poldonsky, è un pittore con poco successo, che conduce una vita isolata, con pochi amici e una fidanzata che lo sopporta a stento. Un giorno, casualmente, ai mercatini, conosce un bizzarro scienziato che si qualifica come genio, Christian Dagerloff. I due si ritrovano per parlare altre volte, nelle quali Dagerloff accenna al pittore, tra le altre cose, una sua bizzarra teoria: l'idea che animali diversi sperimentino tempi diversi (le rapide reazioni della lepre dipendono ad esempio dal fatto che l'animale sia in anticipo sull'uomo, mentre il contrario vale per la mucca).
Alcuni giorni dopo, Dagerloff, sfruttando come scusa il mal di testa di Poldonsky, infetta il nervo ottico del pittore con alcuni bacilli che, progredendo di generazione in generazione, anticipano in misura sempre maggiore il tempo a venire. Così, nei giorni successivi, Jean si convince di avere strane allucinazioni, l'acqua con cui si appresta a fare la barba gli appare sporca, la bistecca già masticata, ogni fiore avvizzito, le lamette arruginite; in realtà, sta soltanto cominciando a vedere nel futuro. Si rende conto che Dagerloff deve essere implicato in qualche maniera in ciò che sta avvenendo, ma lo scienziato è sparito, lasciando però un biglietto per lui in cui conferma la natura delle sue visioni.
Di giorno in giorno, intanto, la situazione di Poldonsky peggiora: un numero sempre maggiore di persone appare ai suoi occhi dapprima come cadavere e poi come scheletro, finchè anche lui stesso non appare allo specchio come carne morente. Inizialmente Jean tenta di rimanere in contatto col mondo, ad esempio scattando numerose fotografie per rendersi ancora conto della realtà che lo circonda ma, in seguito, all'aggravarsi della cosa, decide di lasciare la sua casa, le poche amicizie e la fidanzata per vivere quasi da barbone.
Quando Poldonsky vede il mondo di un futuro così lontano che l'umanità è ormai estinta, iniziano ad apparirgli le forme, specie di fantasmi bianchissimi, quasi trasperenti con le sembianze di volti umani, che raccolgono i pensieri e le emozioni che ogni uomo ha trasmesso gli altri, il modo in cui ciascuno di noi è visto dalle altre persone. Intanto Dagerloff è ritornato e ha ricontattato Poldonsky. Questi, in un primo momento, per non dargli soddisfazione, aveva negato allo scienziato di sperimentare alcuna particolare esperienza ma in seguito non ha più potuto negare: Dagerloff medesimo sostiene di aver intrapreso la stessa strada, addirittura con una dose doppia così da ritrovarsi più avanti del pittore medesimo. Un giorno, mentre Poldonsky ha una discussione con lo scienziato, appaiono due forme, una di Dagerloff medesimo e un'altra sconosciuta, con una strana voglia e un'espressione malvagia... alcuni attimi dopo Poldonsky ritrova lo scienziato morto.
I giorni passano e Poldonsky vede sempre più avanti nel tempo; l'acqua stessa sparisce, il sole inizia a divenire sempre più fioco, persino le ombre scompaiono, tutte tranne quella malvagia con la strana voglia che per qualche motivo sembra perseguitarlo fino a che, poco prima di morire, non si rende conto che quell'ombra è la sua, ed è la sua anima con cui si appresta a dover fare i conti per tutta l'eternità.