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NON E' VER CHE SIA LA MAFIA

Idea: 2/5 Trama: 2/5 Stile: 2/5

Titolo Originale: THE SYNDIC
Autore: C.M. Kornbluth
Anno: 1953
Genere: FS Sociologica
Edizione: Mondadori – Urania Classici n.6

 

 

Commento:
Il romanzo è ambientato in un futuristico XXI secolo; da oltre cent'anni gli Stati Uniti sono divisi nei territori della Mafia, sulla costa est e del Clan sulla costa ovest, in base al trattato di Las Vegas firmato dopo la sconfitta del Governo, l'organo ufficiale del potere. Gli eredi di quest'ultimo, ormai poco più che pirati, sono arroccati in Islanda e in Irlanda.
Il governo della Mafia viene presentato come una utopia libertaria. E' sparita ogni forma di controllo o amministrazione oppressiva o intrusiva, il volere dell'individuo è legge assoluta, ogni cosa è praticamente lecita, basta pagare. Non esistono più tabù morali rilevanti, la promiscuità, la poligamia, la prostituzione sono comportamenti accettati; ogni proibizionismo o bigottismo bandito. Le tasse sono state abolite, sostituite dal pagamento di tangenti alla Mafia, lo stato sociale sembra anch'esso scomparso, rimpiazzato da un fondo assistenziale. Nonostante tutto ciò, paradossalmente, vige l'ordine e l'armonia come frutto di una sorta di autoregolazione della comunità senza necessità di coercizione dall'alto.
Il protagonista del romanzo, Charles Orsino, è un membro di secondo rango della famiglia Falcaro, i discendenti dell'eroe artefice della vittoria sul Governo. Dopo aver subito un attentanto, si offre come volontario per essere inviato come spia sotto copertura all'interno dell'organizzazione del Governo. Orsino sperimenta sulla propria pelle i nevrotici comportamenti e la degenerazione della società nei pochi avamposti rimasti del Governo Nord Americano, dilaniato da faide interne e lotte per il potere, senza alcuna traccia di fedeltà o di lealtà. Ancora peggio, scopre che anche i vecchi alleati del Clan stanno complottando con il Governo contro la Mafia.
L'idea di base del romanzo, un'utopia liberista e libertaria, è intrigante e abbastanza originale, certamente un motivo non abusato; il modello liberista è, infatti, quasi sempre obiettivo di ritratti distopici. La realizzazione lascia però delusi; la maggior parte dell'azione, infatti, si svolge fuori dal territorio della Mafia, sul quale quindi si aprono solo piccoli scorci non sufficienti a dare al lettore un quadro completo e coerente dello scenario sociologico tratteggiato. Anche la sconfitta del Governo è presentata come un dato di fatto calato dall'alto, non argomentato da convincenti ricostruzione storiche.
Nel complesso, quindi, l'intero contesto manca di verosimiglianza e risulta poco articolato. L'intreccio si presenta come di classica matrice avventurosa, con tanto di componente sentimentale tra il protagonista e il personaggio femminile principale; lasciano davvero perplessi i tratti magici e pseudo-mistici con cui è ritratta una pazzesca civiltà tribale di indigeni irlandesi dell'entroterra in cui Orsino si imbatte in fuga dal Governo.
In conclusione, si tratta di un'opera sicuramente sui generis, particolare e originale sotto diversi aspetti, ma che nell'insieme raccomandiamo soltanto agli appassionati dell'autore o del genere sociologico.

Citazioni:

[1] Avevano quello che chiamavano il "laissez-faire", e il sistema ha funzionato fino a quando non hanno cominciato a metterci le mani. Hanno preteso misure protezionistiche, agevolazioni fiscali, sussidi statali. Regole, regole, regole, sempre per "gli altri" e mai per sè. Ma siccome i banchieri erano tanti, dappertutto, era inevitabile che ciascuno di loro si trovasse anche dalla parte degli "altri". Così le imposizioni diventarono una valanga, e il governo perse la fiducia della gente. C'era poi una mostruosità chiamata debito pubblico. Non posso nemmeno incominciare a spiegarti cos'era; ti dico solo che si trattava di una cosa scritta su un pezzo di carta che faceva salire enormemente i prezzi. Ecco, che tu mi creda o no, non hanno mai pensato di gettar via quel pezzo di carta o di cancellare quello che c'era scritto sopra. Hanno lasciato che il debito aumentasse fino al punto in cui al gente comune non riusciva più a permettersi le cose piacevoli della vita.

[2] Lasciatemi ricordare ciò che il cosiddetto Governo rappresenta: tasse brutali, soppressione del gioco d'azzardo, negazione dei più elementari piaceri della vita ai poveri e rigida limitazione di questi piaceri per tutti, tranne che per i ricchi, repressione sessuale duramente imposta con leggi penali di sconcertante barbarie, una selva di regolamenti e un'atmosfera generale di coercizione che domina ogni minuto della vita di ogni uomo.