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EREWHON

Idea: 5/5 Trama: 2/5 Stile: 1/5

Titolo Originale: EREWHON
Autore: Samuel Butler
Anno: 1872
Genere: FS Sociologica
Edizione: Adelphi – Piccola Biblioteca Adelphi n. 23

 

 

Commento:
L'opera, come si può dedurre già dall'anno di pubblicazione, non rientra nei ranghi della Fantascienza propriamente detta ma in quelli della satira sociale, sul solco dei Viaggi di Gulliver o di Flatlandia. Riteniamo però che possa venire apprezzata dagli amanti della fantascienza sociologica e possa rientrare tra le rare opere che possono essere definite come sue precorritrici.
Seguendo un modello consolidato, il protagonista si avventura in una terra sconosciuta, quella di Erewhon, con la doppia speranza di arricchirsi e di trovare pecore smarrite da portare all'ovile della fede Cristiana. La terra scoperta inizialmente sembra possedere caratteristiche utopiche: vi abitano, infatti, uomini e donne di straordinaria bellezza, povertà e malattia sembrano essere assenti così come ogni segno di guerra o conflitto.
La realtà, però, è molto diversa: la società di Erewhon si basa infatti su dei modelli etici diametricalmente opposti a quelli comunemente accettati. Questi possono apparire assurdi o totalmente irrazionali in prima istanza, ma nel corso dell'opera emerge nella sua interezza la struttura concettuale su cui si fonda la società di Erewhon. L'intento dell'autore è chiaro: relativizzare quelli che sono i dogmi assoluti della società a lui contemporanea, presentando un modello alternativo, perfettamente logico una volta accettati i suoi presupposti, e insinuando implicitamente al lettore la domanda: ma si può davvero essere sicuri che siano gli erewhoniani quelli dalla parte del torto...?
In questo mondo parallelo, ad esempio, la malattia è un crimine che viene punito con la prigione o la condanna a morte mentre quello che per noi è un criminale viene trattato come un malato, assistito da una specie di medico, il raddrizzatore. La malattia è considerata responsabilità dell'individuo mentre l'aver commesso un atto criminale non costituisce una colpa ma uno sfortunato incidente dovuto al retaggio o a motivi ambientali: insomma l'esatto opposto di quanto siamo abituati a pensare.
L'opera è narrata in prima persona come una sorta di diario del protagonista. Sono numerosi però i capitoli didascalici che l'autore introduce, sotto forma di traduzioni da parte dell'io narrante da opere originali erewhoniane. Questi intermezzi risultano eccessivamente pesanti e particolareggiati, facendo emergere chiaramente tutto il secolo e mezzo passato dalla pubblicazione dell'opera. La trama, del resto, è davvero povera di contenuti e si risolve con una fuga amorosa nel più tipico dei clichè.
Fatte queste debite (seppur già implicite, se vogliamo, dall'insorabile passare degli anni) osservazioni a livello di intreccio e di stile, dobbiamo però sottolineare l'originalità e la ricchezza di contenuti e spunti ideali davvero singolari. Oltre all'arguta inversione nella scala dei valori di crimine e malattia, l'autore, per esempio, elabora una geniale teoria di evoluzione darwinistica delle macchine, che è alla base dell'avversione che gli erewhoniani nutrono verso ogni automatismo: l'Adamo, o l'Eva (scegliete voi) di tutta la fantascienza prodotta sul tema della cosiddetta Singolarità Tecnologica.
Ci sentiamo quindi di consigliare la lettura di questo romanzo poco conosciuto soprattutto a tutti gli appassionati di fantascienza sociologica, ma crediamo che tutti possano esserne incuriositi.