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ED EGLI MALEDISSE LO SCANDALO

Idea: 4/5 Trama: 4/5 Stile: 5/5

Titolo Originale: OF GODLIKE POWER
Autore: Mack Reynolds
Anno: 1966
Genere: FS Sociologica
Edizione: Mondadori – Urania n.698, Urania Collezione n.36

 

Commento:
Classico della fantascienza sociologica, il romanzo ha come protagonista un predicatore che si scaglia, utilizzando maledizioni… molto efficaci, contro le storture della società moderna. Quasi comico in certi tratti, è una lettura divertente ma che, allo stesso tempo, fa riflettere. Assolutamente consigliato!

Trama (attenzione spoiler!):
Ed, il responsabile di una trasmissione radiofonica che si occupa di ciarlatani, maghi e pseudoscienza varia, viene informato di uno strano predicatore religioso di nome Tubber. Questi inveisce contro la società moderna, schiava del consumo e dell’automazione, rea di sprecare tutte le risorse della Madre Terra in attività futili e predica il ritorno alla “Via di Elisio” cioè ad un’esistenza semplice, non soffocata dal consumismo e dalla smania della produttività. Ad una predica cui assiste anche Ed, Tubber, provocato, cade in preda ad una sorta di ira mistica e scaglia una maledizione contro la vanagloria delle donne: da quel momento tutte le donne del mondo sono stranamente allergiche ad ogni sorta di cosmetico o indumento lussuoso. La strana coincidenza si ripete: Tubber, invitato alla trasmissione radiofonica di Ed, ancora una volta provocato, maledice ora la tv e la radio… e immediatamente ogni trasmissione è misteriosamente oscurata.
La situazione è fuori controllo. Senza la tv e senza la radio che riempiono il tempo libero, la gente affolla le strade mentre sempre più numerosi agitatori appaiono sulla scena. Solo dopo molti sforzi, Ed riesce a convincere le autorità che tutto ciò è dovuto al “potere” di Tubber.
Il predicatore viene convinto a ritirare le sue maledizioni, ottenendo in cambio un’ora al giorno su tutte le frequenze mondiali per la sua predicazione. La questione sembra essere risolta ma tutti hanno sottovalutato l’abilità di Tubber… ogni giorno migliaia di persone sono convinte dalle parole di Tubber, aprono gli occhi sulla decadenza del mondo moderno e seguono la “via di Elisio”…

Citazione:

[Ed a colloquio con un membro della comunità di Tubber…]

“… Si prova molta soddisfazione nel creare un prodotto finito con le proprie mani. Specie se si tratta di un prodotto di particolare valore. Il mondo del lavoro ha perduto qualcosa da quando il calzolaio non ha più fatto un paio di scarpe partendo dalle pelle conciata e lavorando con chiodi e martello al suo deschetto, ma è stato invece messo davanti a una macchina gigantesca che egli non riesce a capire, per controllare quattro ingranaggi, girare ogni tanto un interruttore o premere un pulsante, per quattro o cinque ore al giorno.”
“Ah, certo – ribatté Ed – ma quel vostro calzolaio di un tempo riusciva a produrre forse un paio di scarpe al giorno, mentre il secondo ne produce oggi dieci o ventimila.” 
Il tipografo sorrise “E’ vero. Ma il secondo ha l’ulcera, odia sua moglie ed è semialcolizzato.“

“… il nostro uomo dalle idee fertile assume una mezza dozzina di ingegneri molto preparati, alcuni dei nostri tecnici più brillanti e chiede che gli progettino lo shaker elettrico. Gli ingegneri progettano i tecnici realizzano. Allora il nostro imprenditore si rivolge all’industria e fa produrre lo shaker in serie. L’industria si mette al lavoro: impiega un grande numero di operai altamente specializzati e una gran quantità di materia prime per fondere una lega di valore. Dopo qualche tempo, gli shakers sono pronti. Il nostro imprenditore deve ora piazzarli sul mercato. Si rivolge a una grosso ufficio di Madison Avenue e investe milioni in pubblicità e relazioni pubbliche. Fino a questo momento nessuno negli Stati Uniti del Benessere dell’America del Nord ha mai sentito la minima necessità di un simile aggeggio; gli americani vengono ben presto educati. Pubblicità su ogni canale; una campagna concepita da alcuni dei cervelli più brillanti che la nostra società può produrre. Contemporaneamente, un assalto sul fronte delle pubbliche relazioni. I cronisti mondani, nelle loro chiacchiere inutili, accennano al fatto che Mary Malone, la grande stella della TV, è così soddisfatta del suo shaker elettrico che ha incominciato a bere martini prima della colazione oltre che prima di pranzo. Si dice che il cameriere privato della Regina d’Inghilterra prepari i cocktail reali esclusivamente con il nuovo apparecchio. Si lascia capire che Pinco Pallino IV, preside della IBM Remington, non si sognerebbe nemmeno di bere un martini che fosse stato mescolato in altro modo, a mano magari.
“Capisco dove volete andare a parere – fece Ed – Finisce che tutti comprano lo shaker elettrico. E che male c’è? Fa andare avanti il paese.”
“Fa andare avanti l’economia moderna, questo è vero. Ma a quale prezzo? I nostri intelletti migliori sono impiegati per ideare assurdità del genere a poi a per venderle. E oltre a questo, stiamo consumando le nostre risorse a tale velocità che siamo diventati una nazione importatrice. 
[…] Come può un popolo conservare la propria dignità collettiva, la propria integrità se può essere così facilmente costretto a desiderare beni assurdi, simboli di benessere e non benessere reale, cose inutili, solo perché le possiede il vicino o le possiede un attore del cinema di terza categoria?”
Ed, sempre più disperato, si ordinò un terzo bicchiere. “Va bene, è probabile che gli shaker elettrici siano aggeggi inutili. Ma è ciò che il popolo vuole.”
“E ciò che il popolo è costretto a volere. Dobbiamo trasformaci dall’interno. Ora che abbiamo risolto il problema della produzione del superfluo, l’uomo deve ricercare in se stesso nuovi valori, deve fabbricarsi il proprio destino, trovare la via del proprio Elisio. La stragrande maggioranza dei nostri scienziati lavora per inventare nuovi mezzi di distruzione o per creare nuovi prodotti di cui la gente non sente nessun bisogno. Invece, dovrebbero dedicarsi alla cura dei mali che affliggono l’uomo, indagare i segreti della Grande Madre, perlustrare le profondità dell’oceano, raggiungere le stelle.”