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DISTRUGGETE LE MACCHINE oppure PIANO MECCANICO

Idea: 5/5 Trama: 4/5 Stile: 4/5

Titolo Originale:PLAYER PIANO
Autore: Kurt Vonnegut
Anno: 1952
Genere: FS Sociologica
Edizione: Editrice Nord – Cosmo Oro – I Classici della Fantascienza n.36

 

 

 

 

Commento:
Il romanzo dipinge una società dominata dall’automazione in cui la maggior parte della popolazione, quasi oppressa dal tempo libero di cui può godere, è soffocata dal senso di inutilità che prova e non trova più alcun significato nella vita. Opera attualissima, ricca di idee e spunti di riflessione, con una trama scorrevole e appassionante: libro assolutamente consigliato.

Trama (attenzione spoiler!):
Uscita vittoriosa da un grande conflitto armato, l’America ha subito un profondo cambiamento sociale. Gli ingegneri e i dirigenti industriali governano ora il paese: una tecnocrazia che assicura a tutti i cittadini una ricchezza materiale mai sognata, ottenuta con l’automazione di ogni settore della produzione e del commercio. Professioni intellettuali o mestieri artigianali stanno ormai scomparendo, sostituiti da nuovi e sempre più efficienti macchinari; ogni valore al di fuori della produttività o dell’efficienza è bandito. La stragrande maggioranza della popolazione non ha più lavoro, non ha più scopo nella vita e viene arruolata in un fantomatico “esercito” o in un ancor più ridicolo “corpo di bonifica pubblica” più per inerzia che per necessità. Il protagonista è Paul Proteus, un appartenente della più alta casta degli ingegneri che tenta di ribellarsi contro questo sistema mostruoso ma fallisce.

Citazione:

[Emissari stranieri visitano una casa americana…]

“Ora, se vuole seguirmi in cucina – disse il dottor Dodge, lasciando in dietro Wanda ed Edgar – vedrà il forno radar. Cucina ad alta frequenza, e cuoce l’interno dei cibi con la stessa rapidità con cui ne cuoce l’esterno. Cuoce qualsiasi cosa in pochi secondi, ed è perfettamente controllabile. Fa anche il pane senza crosta, se lei lo vuole così.”
“E che cosa c’è di male nella crosta del pane?” chiese Khashadrahr.
“E questa è la lavastoviglie e lavatrice ultrasonica – continuò Dodge – il suono ad altra frequenza passa attraverso l’acqua, stacca il sudiciume e il grasso in pochi secondi. Si immerge, si toglie, tic, tac!”
“E allora la donna che cosa fa?” chiese Khashadrahr.
“Mette il bucato o i piatti in questo asciugatore, che li asciuga in pochi secondi e… a questo punto c’è un simpatico particolare. L’asciugatore dà agli indumenti un buon odore d’aria aperta, come se si fossero asciugati al sole, vede con quella piccola lampada a ozono, là dentro.”
“E poi?”
“Poi la donna passa i vestiti nella stiratrice, che può fare in tre minuti il lavoro che prima della guerra richiedeva un’ora, tac!”
“E poi che cosa fa?” chiese ancora Khashadrahr.
“E poi ha finito.”
“E poi?”
Il dottor Dodge arrossì visibilmente.
“E’ uno scherzo?”
“No! – ribattè Khashadrahr – Lo scià vorrebbe sapere perché deve fare tutto così in fretta: questo in pochi secondi, quello in pochi secondi. Perché ha tanta fretta? Che cos’ha da fare, perché non debba perdere tempo in queste cose?”
“Vivere! – rispose il dottor Dodge, espansivo – Vivere! Godersi un po’ la vita.” Rise, e battè la mano sulla spalla di Khashadrahr, come per spingerlo a sentire un po’ della gaiezza della casa di quell’uomo medio americano. L’effetto che ottenne sullo scià e su Khashadrahr fu piuttosto misero.
“Capisco” disse freddamente l’interprete e si rivolse a Wanda “E com’è che vive lei, e come si gode la vita?”
Wanda arrossì e abbassò lo sguardo sul pavimento, e rivoltò con un piede l’orlo del tappeto.
“Oh, la televisione - mormorò - la guardiamo molto, non è vero, Ed? E io passo molto tempo con i bambini, la piccola Delores e il piccolo Edgar jr. Sa bene. Tante cose.”
“E adesso dove sono i bambini?” chiese Khashadrahr.
“Dai vicini a guardare la televisione, immagino.”
“Le piacerebbe vedere in funzione la lavatrice ultrasonica? - chiese il dottor Dodge - Proprio sotto i suoi occhi, tic, tac! Toglie le macchie d’uovo, di rossetto, di sangue…”
“Il trasformatore è saltato di nuovo - intervenne Edgar - e così la lavatrice non funziona. Wanda fa il bucato nella vasca, da un mese, in attesa del trasformatore nuovo.”
“Oh, ma non mi dispiace - disse Wanda - Davvero, mi piace fare il bucato in questo modo. E’ una specie di sollievo. Si ha bisogno di un cambiamento, qualche volta. Non mi dispiace. Così ho qualche cosa da fare.”