Condividi
Tweet
Titolo Autore Genere Anno Voto
Cerca per:

 

CITY oppure ANNI SENZA FINE

Idea: 5/5 Trama: 5/5 Stile: 5/5

Titolo Originale: CITY
Autore: Clifford Simak
Anno: 1952
Genere: SF PostUmana
Edizione: Libra – I Classici della Fantascienza n.3; Editrice Nord – Cosmo Biblioteca n.3

 

 

 

 

Commento:
E' da molti considerata l’opera più bella, o comunque quella che meglio ne riassume temi e sfumature, di tutta la fantascienza, City rappresenta un’epopea del futuro della razza umana e della Terra. Il romanzo capolavoro di Simak è composto in realtà da otto racconti e un epilogo, introdotti come testi mitici della civiltà dei cani, portati all’intelligenza dall’uomo ormai scomparso, e che ora dubitano circa la sua reale esistenza. Come se fosse una vera raccolta di testi mitologi, ogni racconto è preceduto da una breve introduzione scritta da uno studioso canino che tenta di spiegare il significato del testo e tentare possibili interpretazioni (traspare addirittura la disputa tra una minoranza che crede nella realtà storica della figura dell’Uomo e la maggior parte dei cani che lo considerano solo una figura simbolica nata dal bisogno canino di un essere guida: trasposizione ovvia del nostro atteggiamento verso Dio). City coniuga una immensa varietà di temi, problematiche filosofiche e scientifiche affrontati, una prosa quasi lirica, intrecci vari e sempre interessanti in un’opera immortale che è imperdibile per ogni appassionato di fantascienza.

Trama (attenzione spoiler!):
ll tema del primo racconto, ambientato nell’ultimo decennio dello scorso secolo, è la crisi della città: con la rivoluzione dei mezzi dei trasporto e della produzione agricola, gli uomini abbandonano i grandi centri abitati cominciando a vivere in grandi tenute, separate da acri di terreno. Compare il personaggio di J. Webster, patriarca di quella famiglia la cui storia costituirà il filo conduttore di tutta l’opera.
Nel secondo racconto, il protagonista è Jerome Webster, pronipote del primo Webster incontrato. Egli è il primo ad accorgersi dell’ormai dilagante “epidemia” di agorafobia, ovvia conseguenza dell’esistenza appartata e rinchiusa tra le mura della propria tenuta che sempre più uomini vivono. Ed è proprio il terrore che lo attanaglia al pensiero di poter abbandonare la propria casa che non permette a Jerome Webster di salvare Juwain, un filosofo marziano (l’umanità è arrivata su marte dove è entrata in contatto con un’altra razza senziente) in procinto di fare la più grande scoperta, forse, della storia: una filosofia che avrebbe permesso all’uomo, si dice, di progredire di 100.000 anni in 2 generazioni. Il rimorso per questa vicenda graverà per sempre sulla famiglia Webster come una maledizione millenaria. Compare in questo racconto un dei robot della famiglia Webster, Jerkins, che sarà il vero grande protagonista di tutto il romanzo.
Nel terzo racconto viene introdotto il tema dell’evoluzione della razza canina: Bruce Webster, nipote di Jerome, conduce i primi esperimenti che permettono ai cani di iniziare a comprendere e parlare la lingua umana. Compaiono sulla scena anche i mutanti: uomini che, ritiratisi dalla moderna civiltà e tornati a una vita nomade, cominciano a sviluppare doti come la telepatia e adottano uno stile di vita, un comportamento sociale anomalo. Intanto la prima spedizione extrasolare (guidata dal fratello di Bruce, su una astronave costruita da suo padre) è in viaggio verso Alpha Centauri. Per la prima volta si accenna al futuro dei cani: essi dovranno proseguire sulla strada tracciata dall’uomo, la cui civiltà è ormai sulla via del tramonto, minacciata dallo sfrenato individualismo mostrato dai mutanti.
Il quarto racconto è ambientato su Giove: le condizioni proibitive del pianeta fanno sì che non possa essere colonizzato dagli esseri umani nella loro forma originaria. Si cerca allora di esplorare il pianeta tramite la tecnica della conversione: un uomo, mantenendo la propria personalità può prendere le sembianze di un rimbalzante, la specie gioviana più evoluta. I primi esperimenti falliscono: nessun essere umano “convertito” in rimbalzante torna indietro e si teme ci possa essere un difetto nella macchina o nell’identificazione di qualche caratteristica dell’organismo alieno… ma alla fine dopo ben 5 anni uno di loro, Fowler, torna indietro e rivela il reale motivo di quanto accaduto: vivere da rimbalzante su Giove rappresenta il Paradiso cercato da sempre dall’uomo la cui vita in confronto a quella sperimentata in quegli ultimi 5 anni è meschina e limitata.
Il quinto racconto inizia dove il quarto era terminato; Fowler vuole far partecipe tutto il mondo della sua scoperta e chiede subito un colloquio con il capo della Commissione Mondiale, l’ennesimo discendente della famiglia Webster. Quest’ultimo capisce subito il pericolo immenso celato dietro alla promessa del Paradiso: l’estinzione della razza umana come noi la conosciamo… tutti sarebbero fuggiti in quel mondo fantastico, proprio ora che l’uomo stava cominciando a fare passi sempre più grandi verso l’infinito. Approfittando della situazione, i Mutanti che offrono a Webster uno scambio che promette all’umanità di entrare in possesso della tanta agognata filosofia di Juwain di cui finalmente si scopre ora il significato: essa si basa sulla comprensione, vera, totale, efficace dei pensieri del prossimo. Ma il presidente capisce il tranello: con questa scoperta sarebbe facilissimo per Fowler convincere tutti a seguirlo su Giove… lasciando così campo libero all’espansione dei Mutanti.
2000 anni sono passati dall’inizio del romanzo e la previsione del Presidente Webster si è già avverata quando inizia il sesto racconto: i pochi uomini rimasti sul pianeta, circa 5000, vivono tutti nella ex capitale Ginevra: senza più alcuno stimolo e sfida, possono avere ogni cosa e si dedicano alle attività più strampalate, mentre i robot adempiono ad ogni loro necessità. Nella casa originaria dei Webster, intanto, Jenkinks continua l’addestramento dei cani, a ciascuno dei quali è ora affiancato sin dalla nascita un robot gemello che sarà per il cucciolo quelle “mani” che avevano fin’ora sempre fermato l’evoluzione canina. Jenkins capisce subito che la civiltà canina sarà molto diversa da quella umana: i poteri medianici dei cani, che cercano di mettersi in contatto con le “ombre” di universi di altre dimensioni, si contrappongono alla meccanicità della, ormai defunta, civiltà umana. L’ultimo erede dei Webster visita per l’ultima volta la casa patriarcale e si rende conto, nonostante Jenkins ritenga che i cani abbiano ancora bisogno del padrone come guida, che ormai l’Uomo non ha più nessun diritto di interferire con il Cane che deve essere lasciato libero di proseguire il suo cammino lungo i propri binari. Tornato allora a Ginevra, riattiva gli schermi difensivi della città non con l’intento però di proteggere gli uomini dall’esterno ma bensì il resto della terra dagli ultimi uomini, consegnando il pianeta ai cani.
Tra il sesto e il settimo racconto passano 5000 anni: i cani hanno liberamente sviluppato la propria civiltà, affiancati da alcuni dei robot guidati da Jenkins, iniziando a esplorare i mondi paralleli delle ombre e a sviluppare una società di “fratellanza animale” insegnando agli altri animali come l’uomo aveva fatto con loro. Nonostante la chiusura di Ginevra gli uomini non sono scomparsi dal mondo: alcuni di loro infatti erano fuori dalla città quando l’ultimo dei Webster ha attivato la barriera; Jenkins li ha rieducati tentando di togliere in loro il desiderio atavico del dominio sulle altre specie. Ma l’istinto dell’uomo non può essere cancellato: Jenkins decide pertanto di trasportarli in una delle realtà parallele dei mondi delle ombre.
Altri 5000 anni sono passati quando avvengono i fatti narrati nell’ottavo racconto. Le formiche hanno portato a termine un lungo processo evolutivo, innescato come per gioco dal primo dei Mutanti (ormai scomparsi verso altre galassie) e stanno edificando un’enorme e insensata costruzione. Jenkins ricompare sulla Terra dopo aver vissuto nei mondi paralleli e torna a Ginevra per chiedere all’ultimo dei Webster come risolvevano gli uomini il problema delle formiche. Ma il metodo era il veleno… e ora non si uccide più alcuna vita…
Nell’epilogo, innumerevoli anni dopo, i cani e i loro amici animali hanno lasciato questa Terra per approdare in una delle tante “terre” delle realtà parallele mentre altri robot sono partiti per esplorare il resto del “nostro” universo… tutto il pianeta è ricoperto dalla costruzione delle formiche tranne il colle della Casa dei Webster. Ma un giorno la costruzione delle formiche crolla (e misteriosamente sono anch’esse scomparse) e arriva una astronave di robot che dopo millenni passava per la Terra… Jenkins alla fine parte con loro: se fosse stato umano, lacrime avrebbero bagnato il suo viso di metallo quando abbandona per l’ultima volta la Casa dei Webster, segnando così la fine del nostro pianeta.

Citazione:
[1] "Ti ho sentito pensare" (il mutante Joe)
[2] "Io non posso tornare" disse Towser. "Nemmeno io" replicò Fowler. "Mi farebbbero tornare ad essere un cane" disse Towser. "E a me - disse Fowler - a essere un uomo."
[3] L'uomo....conservava l'egoismo presuntuoso che l'aveva portato ad autodefinirsi Signore di tutto il Creato.

 

Racconti Presenti (in ordine cronologico interno):

CITY di Clifford Simak

LA TANA di Clifford Simak

DISERZIONE di Clifford Simak