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ASSURDO UNIVERSO

Idea: 2/5 Trama: 3/5 Stile: 4/5

Titolo Originale: WHAT MAD UNIVERSE
Autore: Fredric Brown
Anno: 1949
Genere: Viaggi nel Tempo / Realtà Parallele
Edizione: Mondadori – Urania Classici n.61, Urania Collezione n.16

 

 

 

 

Commento:
Come sarebbe l’universo immaginato dal lettore di una rivista di fantascienza? Il direttore di una di queste ci si ritrova dentro e dovrà sudare non poco per tornare alla sua vecchia casa… “Assurdo Universo” è una simpatica e a tratti comica avventura, non priva di idee interessanti, consigliata a tutti coloro che vogliono godersi una tranquilla e leggera lettura di fantascienza scritta bene… del resto il nome dell’autore è una garanzia.

Trama (attenzione spoiler!):
Keith Winton, il direttore di una rivista di fantascienza sta pensando a come sarebbe l’universo desiderato da Joe Doppelberg, un accanito, e stressante, lettore del suo magazine. Proprio in quell’istante viene investito dalla scarica elettrica provocata da un misterioso razzo lunare sperimentale e si ritrova trasportato  esattamente nell’universo che stava immaginando.
Nel nuovo mondo in cui si ritrova Winton, la razza umana è in guerra con i terribili alieni insettoidi Arturiani, e naturalmente a guidarla c’è l’alter-ego di Doppelberg, divenuto l’uomo più bello, potente e intelligente della Terra, le ragazze vestono i costumi sexy tipiche delle copertine delle riviste del suo vecchio mondo e sul pianeta girano i più strani extraterrestri.
Soltanto un supercomputer telepatico riesce a capire la situazione in cui è precipitato Winton e a riportarlo indietro alla Terra che conosceva. Nel frattempo i segreti del nostro universo celati nella sua mente permettono agli uomini di quest’altro “assurdo universo” di sconfiggere gli Arturiani.

Citazione:

[Il supercomputer spiega a Winton...]

“La dimensione non è che un attributo di un universo, valido soltanto in quel particolare universo. Da qualunque altro punto di vista un universo (esso stesso una infinità di spazio), non è che un punto senza dimensioni. C’è un’infinità di punti sulla capocchia di uno spillo quanti in un universo infinito oppure in un’infinità di universi infiniti. E l’infinito elevato a una potenzia infinita è ancora soltanto infinito. Capisci?”
“Quasi.”

“Abbiamo quindi un numero infinito di universi consistenti. In questo numero sono compresi questo universo e quello da cui tu provieni, essi sono ugualmente reali egualmente veri. Ma tu, Keith Winton, riesci a concepire che cosa voglia dire un’infinità di universi?
“Bene… sì e no.”
“Significa che tutti gli universi concepibili esistono. C’è per esempio un universo in cui ora si svolge questa stessa scena, con la sola eccezione che tu, o il tuo equivalente, porti scarpe marroni invece di scarpe nere. C’è un numero infinito di permutazioni dei caratteri variabili, per cui in un altro caso avrai una graffiatura in un dito, e in un altro corna purpuree, e in un altro…”