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L'ANDROIDE ABRAMO LINCOLN

Idea: 3/5 Trama: 2/5 Stile: 4/5

Titolo Originale: WE CAN BUILD YOU
Autore: Philip K. Dick
Anno: 1972
Genere: Innerspace SF
Edizione: Fanucci – Collezione Immaginario Dick

 

 

Commento:
Il romanzo è ambientato in un’America futuristica in cui sta per iniziare la colonizzazione del sistema solare ma la cui popolazione è preda delle malattie mentali. In una piccola azienda di elettronica vengono riportati artificialmente alla vita due politici americani di due secoli fa, Lincoln e Stanton, che, paradossalmente, sembrano comportarsi in maniera più umana di chi umano è per davvero. Il baricentro dell'opera oscilla tra l'amore malato, a tinte incestuose, del protagonista nei confronti della figlia adolescente di un suo amico e il consueto interrogativo dickiano sulla natura dell'esistenza umana, messa in dubbio dal comportamento degli androidi. Nel complesso si tratta di un buon libro, ricco di immagini e brani suggestivi, che però a lunghi tratti sembra quasi smettere di essere fantascienza; come spesso avviene con Dick, infine, il lettore deve cimentarsi con una trama un po’ oscura in alcuni passaggi…

Trama (attenzione spoiler!):
Siamo nell’America del 1982. Louis Rosen, il personaggio principale, è socio della Fraunzimmer Piano Company, una ditta specializzata nella produzione di particolari e avanzatissimi organi elettronici. Le vendite non sono però soddisfacenti; il suo amico Maury e la figlia Pris, una giovane adolescente schizofrenica, creano un androide, una replica cibernetica che ne replica perfettamente la personalità e le conoscenze, di Edwin M. Stanton, ministro della guerra di Abramo Lincoln e successivamente dell’ex presidente stesso. Il progetto iniziale di Maury è quello di impiegarli in una specie di rivisitazione della Guerra Civile, che secondo lui è l’argomento sulla bocca di tutti al momento.
I tre, sulla spinta di Pris che lo adora, tentano di trovare un accordo con il multimilionario Sam K. Barrows, la cui intenzione è di usare la tecnologia degli androidi per lanciare la colonizzazione della Luna, dove possiede il monopolio del mercato immobiliare: gli androidi sarebbero infatti perfetti vicini in grado di eliminare il problema della solitudine che ha impedito finora il decollo del processo di emigrazione sul satellite.
L’accordo fallisce ma Pris abbandona la famiglia per andare a vivere con Barrows inseguendo la scia del suo successo. La sua fuga permette a Lous di realizzare l’amore che prova per Pris. Abbandona la società e si reca a Seattle dove tenta in tutti i modi di riportare a casa Pris coinvolgendo anche l’androide di Lincoln. In un drammatico incontro tenutosi in un locale notturno Louis riesce a convince Barrows a rinunciare a Pris, minacciandolo di divulgare informazioni sulla loro relazione alla sua più acerrima nemica.
L’ennesima fuga di Pris fa precipitare definitivamente Louis nella schizofrenia facendogli sognare di fare l’amore con lei in una stanza dove invece sono presenti suo padre e suo fratello. Ricoverato in una delle tante cliniche statali per l’igiene mentale Louis alterna incontri reali con Pris, nel frattempo anche lei ricoverata, e incontri immaginari, stimolati dalle droghe, che fanno parte della sua terapia di cura. In uno di questi incontri reali Pris annuncia a Louis la sua prossima uscita dalla clinica e gli suggerisce il modo per essere dimesso, promettendogli di sposarlo una volta usciti entrambi dalla clinica. Louis segue le sue istruzioni, che consistono nel ribellarsi alla Pris “immaginaria” creata dalle droghe, e misteriosamente viene trovato perfettamente sano dal suo medico curante che gli impone di lasciare la clinica. Pris però lo aveva nuovamente ingannato; ella infatti è ancora malata e non può ancora e forse non potrà mai più uscire dalla clinica.

Citazione:

[Parla l’androide Stanton…]

“Quando considero il breve arco della mia vita, inghiottito nell'eternità che lo precede e lo segue, il minuscolo spazio che io occupo, o addirittura vedo, sprofondato nell'immensità senza fine di spazi che non conosco, e che non mi conoscono, provo paura.”